Chi diavolo pensa di essere, questo stronzo? Sei solo una macchina del cazzo!
Rivoglio il mio scooter!
Di nuovo sull’autobus.
C’è un odore delle scuole medie, perchè lì c’è un uomo in fondo che sta mangiando una banana. Guardo l’uomo ma non mi sembra che abbia altri difetti. Pare sia un essere umano funzionante, ma quella banana crea confusione. Guardo le sue scarpe per vedere se porta le scarpe a velcro (le persone con certi handicap motoriche portano spesso le scarpe a velcro). No. Sneakers normali. Nonostante questo tipo sta mangiando quella banana. Se mi avvicino posso sentire il rumore della banana schiacciata con la saliva contro il palato. Terrificato mi giro e vado verso la proa del mezzo.
No. Stop. Investo un altro uomo. O meglio, investo il suo zaino. Dunque questo uomo porta la sua borsa sulle spalle, e non l’ha nemmeno tolta. La porta così durante il viaggio. Guardo le sue scarpe. Loafers normalissimi. Scappo da questo uomo con zaino.
Alla fine trovo un posto a sedere. Pare che sia situato proprio sopra il motore, perchè c’è un rumore insoportabile e fa molto caldo. Al mio fianco un uomo in giacca e cravatta con un computerino. Un “Palm”. Sta lì seduto, e crede di essere efficiente. Sul sedile davanti a me – un altro uomo che dorme. Dorme pubblicamente, anche se non è un clochard. Guardo i suoi piedi – ma non vedo velcro.
Il mio scooter. A volte la sua mancanza mi fa piangere.
Medicarsi
Un carissimo amico soffre di mal di testa cronico. Sono a casa sua e leggo il foglio illustrativo dei suoi medicinali. Effetti collaterali possono essere “mal di testa e nausea”. Questa è talmente buona che mi fa ridere come un cretino.
Sei lì a buttarti compresse in faccia contro il tuo mal di testa e all’improvviso senti uno SSCHTONG! e il mal di testa ti colpisce come se avessi battuto la testa contro un muro. E ti fa talmente male la testa che devi prendere ancora delle pildole, dopo di che crolli in una esplosione di mal di testa.
Sei lì con i crampi e pensi “cazzo, cazzo, cazzo quanto ho mal di testa” e gattoni, ti trascini verso la cucina. Ti aggrappi al banco della cucina e urli del dolore mentre con le mani che tremano produci due altre compresse e le metti in bocca e pensi “ora cazzo, mi passerà”. Un secondo dopo sei investito dal treno.
Fai un salto mortale di puro dolore e urli e piangi e urli e piangi e alla fine collassi completamente e non ricordi più niente perchè la vita è finita.
Superato il trauma
Dopo quasi 5 anni sono finalmente riuscito a comprarmi i jeans.
Questo è un paio dei due neo-acquisiti.
Ma quanto ha le gambe storte, il Dottore?
Incontri sui mezzi pubblici – parte 2
L’altra sera tornando da Roma. Sceso dalla linea 73 mi dirigo nel caveau terribile della metropolitana di San Babila.
Chiusa la linea 1. Qualcuno si è buttato davanti il treno.
Salgo e faccio di corsa Vittorio Emmanuele e Piazza Duomo. Il mio obbiettivo è di prendere il tram 16 da Cordusio che mi porterebbe a casa. Quasi.
Perdo per un pelo il primo e mi metto pazientemente ad aspettare. 4 minuti. Sono le 8 meno un quarto.
Un caldo tremendo. La luce è gialla. La piazza è una scena davvero bellissima. Vicino a me una ragazza si sta facendo una sigaretta. Con quelle carte trasparenti. Potrebbe essere uno spinello ma quando l’accende si sente che non lo è.
Porta una cannottiera, una gonna lunga con fantasie stampate e dei sandali. La pelle è quella non abbronzata ma che lo diventa dopo solo una ora in spiaggia. Ha i capelli castani raccolti con una pinza a 50 centesimi del mercato. Gli occhi di un blu pallidissimo. Stile “alternative” purissimo.
E’ bella da morire.
Quando arriva il tram scommetto sulle porte centrali. Conoscete il Dottore. Si può nascondere dietro un palo di divieto di sosta. Ma qui non c’entra nemmeno lui. Gli altri passaggeri sono stati più furbi. Sono saliti sul tram alla fermata precedente. Uno sguardo verso la porta anteriore. Sembra esserci un buco.
In realtà non c’è. Ma lì c’è lei. Finissima. Ci staremo. Salgo.
Ho la borsa Tucano con il mio mac sulla schiena e quando il conduttore chiude le porte mi spingono verso di lei. Il suo collo è umedo del caldo e profuma di muschio bianco. Chiuse le porte gira la faccia verso di me e rivela un sorriso che fanno scolgiere quel poco di duro che ancora c’era nelle mie ossa.
Si ripete la scena del aprire e chiudere le porte per tutto il tragitto. Nel frattempo si inizia parlare con il conduttore (immigrato dalla India), con un senegalese 18enne e con una peruviana sul fatto di togliersi la vita. Può sembrare morboso, ma il clima nonostante il caldo e la fatica è… simpatica. Stimolante.
La ragazza da consigli ad una signora con un pò di sovrapeso su dove scendere. Dice “A Piazza Piemonte. Scendo pure io lì”. La fermata prima, quella di Corso Vercelli, è la mia. Arrivati chiudo gli occhi e scendo gli scalini. Giro la testa un pò verso la spalla e vedo come anche lei all’improvviso inizia di muoversi. Scende.
Siamo tutti i due sul marciapiede. Si ferma e sorride. Mi quarda negli occhi quel attimo di troppo. Il tram parte. Mi dice “Ciao.” Io petrificato: “Ciao…” Ancora un istante di quegli occhi incredibili. Poi si gira ed inizia a camminare. Verso Piazza Piemonte. Nel senso dove vado pure io.
La seguo. Ora ho un problema. A casa le birre sono finite. Sono le 20.25 e devo arrivare a Punto Market in Piazza Wagner prima che chiudano. Il passo della ragazza e molto spedita, ma non come il mio quando corro il rischio di passare una serata a secco.
Invece non la posso superare. Significherebbe rompere l’incantesimo, sminuire gli attimi magici passati insieme.
E come cammina… I fianchi che si muovono. I piedi finissimi che volano sul marciapiede, bollente, fondente. Mi piace pensare che faccia un pò di scena, cosciente del fatto che io sono a due metri dietro di lei.
Sono pronto a scommettere che è diretta alla Feltrinelli, al secondo piano a sfogliare gli scaffali delle poesie. O forse per assistere ad una presentazione di un libro di qualche scrittore esotico. Non ho sbagliato a 100%. Davanti la Feltrinelli il suo sguardo che fissa l’interno del locale è di una persona che ha trascorso molte ore lì dentro. Ma continua.
All’angolo gira a destra. Così devo fare pure io. Al prossimo incrocio va a sinistra. Come me. La seguo sulle strisce pedonali. Poi va dritto sulla Via Marghera. Io invece… Il mio supermercato è a destra.
La vedo allontanarsi nella folla e in quella controluce del sole ponente.
Corro verso il supermercato che ormai è a pochi passi. Scopro che chiudono alle 21. Dal punto di vista di sete sono a salvo. Mentre lei sarà scomparsa per sempre.
Concordo
Mi disse la mia carissima amica, I: “Tu sei una persona da non frequentare. Infatti non ti voglio vedere.”
Ha ragione. Il mio problema, però, è come poter evitare di frequentare me stesso..
Come si fa?
Gay?
Stavo guardando un episodio dello show di Jerry Springer. Il tema era “Trasvestiti e gli uomini che gli amano.” C’era questo tizio con la sua “ragazza” e diceva “Per me è una donna bellissima. Ha un corpo perfetto, capelli biondi bellissimi, tutto. La amo e amo fare l’amore con lei. Ora chiedo, questo fa di me un gay?” La maggioranza del pubblico ha pensato di sì, e così penso pure io. Questo mi ha fatto riflettere su cosa è gay e su cosa non lo è.
Parlando di sesso da un uomo ad un altro è gay. Parlando di sesso tra un uomo e una donna è straight. Anche raccontare ad una donna che “A volte mi capita di chiedermi come sarebbe fare un pompino”, è straight.
Lo sport è gay. In particolare gli sport di contatto. Sono esclusi gli sport dove tu sei l’unico uomo in entrambe le squadre (sarebbe straight).
La palestra è sempre gay. Perchè dopo fai la doccia con altri uomini e quello è gay.
Guardando porno da solo è neutrale, come mangiare un toast. Non è straight e non è gay. Guardare porno con uno o più altri maschi nella stanza, indipendentemente di quante ragazze sono presenti, è gay. Guardare porno, anche porno gay, con una o più ragazze è straight.
Qui uno spunto interessante: Baciare un ragazzo gay o lasciare lui baciare te è neutrale, mentre non siete in bagno. Abbracciare o baciare un ragazzo straight è gay.
Guarda, sembrerebbe che sono omofobico, ma non lo sono rispetto ai gay. Tutto il contrario. Sono i “straight” che non hanno capito (o che non vogliono amettere) che invece sono gay che mi fanno incazzare.
E’ come quel ragazzo che mi chiama e mi dici, “Guarda, siamo un mucchio di ragazzi che guardiamo la partita stasera e facciamoci fiumi di birra e patatine, sai, e poi magari un pò di lotta tra di noi, solo noi uomini. Vuoi venire? Ed io: “No.”
Dunque, hai un ragazzo che ti sta facendo un pompino, e anche se è vestito di donna (bellissima), e anche se ha le tette gonfiate come una porno star, e anche se dici “Se, se, se, pompa troia, so che ti piace!” è gay.
Contrariamente, se una donna si mette il dildo e la fai un pompino e poi te la mette nel didietro e vieni come mai prima, è sempre straight.
Ma successivamente, se vai al bar e parli di questa cosa, o di qualsiasi altra esperienza sessuale con i ragazzi, quello è gay.
Ecco la cosa più interessante. Fare un pompino ad un ragazzo può, in certe circonstanze, essere straight. Puo darsi che ti sei coinvolta in una scomessa con una ragazza, e la scomessa comporta che chiunque perda deve fare lo schiavo sessuale dall’altro per una notte… Perdi, e la ragazza ti obbliga di fare sesso con un altro uomo. Quello non è gay. Non so esattamente perchè, ma non lo è!
Avete capito? Non è gay quella cosa lì!
Il futuro della famiglia
Questo è Andy Gren. Il mio figlio più grande e la persona che porterà avanti il nome dei Gren.
Diventerà, quando arriva il momento, il Capofamiglia. La persona a chi tutti i Gren guarderanno con rispetto. La persona a chi rivolgersi in mezzo ai cicloni. E’ lui che ci leggerà dalla Bibbia a Natale. E’ lui che organizzerà le riunioni di famiglia, che porterà avanti le sue questioni e i suoi valori. Sarà il fulcro dei Gren.
Potete capire le mie preoccupazioni?
Oggi volevo raccontare un sacco di cazzate
… ma meglio di no.
Mi sta innervosendo una persona qui e sparare a caldo potrebbe rilevarsi sbagliato.
Non si può espellere bla bla bla
Ecco, quando bisogna espellere una chiavetta dal computer. O un harddisk esterno o quello che è. Facciamolo bene. Per la strada lunga. Tasto destro e tutto il bordello. Il computer ora dovrebbe sputare. Siamo stati bravi. Ma… A volte il cretino dice che non si può. Ah ah ah. Allora rido come uno scemo. Si si può. C’è solo da staccare la roba a manina!



