Voi. Le persone che rimanete davanti il bancomat quando avete già in mano sia i soldi sia la ricevuta. Andate al inferno! Cosa pensate che stia per accadere? Che all’improvviso il Bancomat inzi spruzzare delle nuove banconote? Che il vostro PIN inizi lampeggiare sul monitor davanti il prossimo cliente?
Attenzione. Sentite. Tutti gli ipocriti lì fuori nel blogosfero. Questa settimana DrGren vi farà visita. In casa vostra. Sarà un massacro. Ve lo siete meritato. Mi avete rotto le palle con le vostre maestranze.
Quando sentite questa canzone, saprete chi sta per arrivare… Il vostro incubo svedese.
Facciamo colazione, tu ed io. Tra di noi c’e il tavolo e molti anni di vita sessuale miserabile. Bevo una tazza di latte andato male per trovarsi, anche se solo per pochi giorni, in questo ambiente infelice. Hai appoggiato una fetta di pane bianco che porta la sagoma dei tuoi denti. Fai cadere il coperchio del barattolo di Nutella per terra e dici “cavolo”. Io lo vedo e dico “oops”. E’ tutto quello che ci diciamo. Sbatto ritmicamente con la palma della mano sul tavolo e tu reprimi un impulso di dirmi “per favore, smettila”.
Ti chiedo cosa hai fatto ieri sera. Sei tornata un pò tardi?
Forse pensavi che io stavo dormendo. Non stavo dormendo. Facevo finta. Ero lì sdraiato con gli occhi spalancati, infelici, guardando il muro quando sei entrata in camera. Prima è arrivato il tuo alito. Dopo sei arrivata tu. Avevi bevuto il vino, l’ho sentito. E ti ho sentito inciampare quando ti sei tolta le calze, nel modo che fa qualcuno che ha bevuto quattro bicchieri di vino. E poi ti sei messa a letto. Siamo rimasti così, terrorizzati, rigidi e abbiamo ascoltato il silenzio dell’altro. E ora mi chiedo: dove eri? E perchè non mi hai risposto al telefono.
Tu guardi giù. Guardi il tavolo e dici “amore”. Poi una pausa. E: Te l’avevo detto. Sono uscita con Roberta e le ragazze.
Ti guardo, ma non alzi lo sguardo. Poi, un silenzio terribilmente lungo. Mi alzo, mi metto la giacca e dico che ne parliamo stasera. Ora vado al lavoro.
Non esattamente un incrocio che provi da passare con il semaforo in rosso. Ma questo conducente fa un tentativo molto serio. O è molto bravo. O ha un culo incredibile.
Ieri mentre ero sul cesso stavo riflettendo sul fatto che la dittatura e la democrazia va molto mano nella mano.
“Se una persona pensa di non essere unico, parte dal presupposto che tutti gli altri pensano come lui – dunque può prendere tutte le sue decisioni nella convinzione che tutti gli altri sono d’accordo.”
Poi mi sono lavato il sedere e ho mangiato un carota. Non necessariamente in quel ordine.
Mi sveglio e mi siedo un attimo sul bordo del letto. Rifletto senza pensare a niente in particolare. Mi preparo per la giornata. Mi alzo. Il parchè ormai non è così caldo come qualche settimana fa. Pochi passi che cigolano e poi mi trovo in cucina. Una radio bisbiglia vicino alla finestra. Il frigorifero fa un rumore che somiglia ad una barca di pesca in lontananza.
Tu sei seduta a tavola, vestita in un accappatoio così bianco che sembra blu. Mangi una brioche e leggi il giornale. Mi avvicino in silenzio e abbraccio la tua pancia. Fai un salto, ma poi ti rilassi e cambi pagina. Porto la mia mano sulla tua anca e sul tuo fianco. Non sei magra come una volta. Non lo sono nemmeno io. Faccio un tentativo di slacciare il tuo accappatoio, ma mi fermi. Sposti la mia mano, ma poco dopo torna. Mi fermi ancora, questa volta con più determinazione. “Ora smettila”, dici.
Ti faccio schifo, vero?
Rimango indeciso dietro di te con i sentimenti una miscela di vergogna ed imbarazzo. Esco dalla cucina e sbatto la porta con una forza che fa cadere qualcosa di un mensolino. E urlo: “Che bel’inizio della giornata. Buongiorno!“